Il telefono in strada e negli spazi pubblici

 La prima cabina telefonica di strada
 
La storia della telefonia pubblica disponibile 24 ore su 24 in Italia comincia con l’installazione della prima cabina telefonica di strada, inaugurata il 10 febbraio 1952 in piazza San Babila a Milano per iniziativa della concessionaria telefonica STIPEL. Fino ad allora, i telefoni pubblici erano collocati nei Posti Telefonici Pubblici (PTP) o presso esercizi come bar, edicole e ristoranti, quindi soggetti a orari di apertura prestabiliti.


'70-'90: il boom delle cabine 

Negli anni Sessanta e Settanta, la diffusione delle cabine accelerò grazie agli investimenti della SIP, la società telefonica nazionale. Nel 1971 le cabine in Italia erano 2.500, ma in pochi anni crebbero in maniera esponenziale: 5.000 nel 1972, oltre 30.000 nel 1978. Alla fine del decennio erano circa 33.000, presenti in città e piccoli centri, agli angoli delle strade, nelle piazze o vicino a stazioni e uffici postali.

Fino agli anni Novanta la crescita delle cabine telefoniche proseguì fino a raggiungere il suo apice: nel 1980 erano già oltre 41.000, diffuse capillarmente sul territorio nazionale, mentre all’inizio degli anni Novanta la rete pubblica contava quasi mezzo milione di telefoni installati, comprese 100mila cabine stradali e gli apparecchi interni a esercizi commerciali e uffici pubblici.

 

Boom dei telefoni mobili: inizia il declino della telefonia pubblica

Con l’arrivo dei telefoni cellulari, a partire dagli anni 2000, l’utilizzo delle cabine telefoniche calò drasticamente. Molti impianti furono progressivamente dismessi o riconvertiti ad altri usi (ad esempio, come spazi di bookcrossing), fino ad arrivare alle più recenti cabine digitali. 

 

Le diverse generazioni di cabine stradali

 

  • 1964 – CTE64: cabine in alluminio e vetro, con il telefono a disco U+I (Urbane + Interurbane), funzionante con i gettoni telefonici.
  • 1972 – L72 Gialla: diventano iconiche con la loro livrea gialla, parte integrante del paesaggio urbano.
  • 1979 – L79 Rossa: le cabine si tingono di rosso per essere più visibili. Si diffondono in tutta Italia e introducono il telefono G+M, che accetta sia gettoni sia monete. Dal 1987 arrivano i primi modelli Rotor, abilitati anche alle schede telefoniche.
  • 1983 – L83 in Vetro: design più trasparente e moderno, per aumentare la visibilità e ridurre l’isolamento.
  • 1991 – RM91 in Plexiglass: più piccole e versatili, pensate per le aree ad alta densità. Qui dal 2002 viene installato il telefono Digito. 

 

Gettoni e schede telefoniche: l'evoluzione dei pagamenti

 

Il gettone telefonico, introdotto nel 1927 dalla STIPEL, è stato per decenni il simbolo della telefonia pubblica italiana e vera moneta "informale", il cui valore veniva stabilito dalla SIP/Telecom Italia: passò da un controvalore di 50 Lire (0,03€) negli anni Sessanta per arrivare a 200 Lire (0,10€) negli anni Novanta. Negli anni Settanta se ne produssero milioni: nel 1972 ce n’era uno per ogni abitante, nel 1978 addirittura sette a testa. Complessivamente, dal 1927 al 1980 furono coniati circa 600 milioni di gettoni. Il 31 dicembre 2001 - con l'arrivo dell'euro - cessò di essere accettato e utilizzato.

Le schede prepagate, introdotte sperimentalmente dal 1976, si affermarono dagli anni Ottanta in poi: inizialmente a inserimento verticale, divennero poi orizzontali e a banda magnetica. Negli anni Novanta e Duemila le schede sostituirono i gettoni, accompagnando milioni di chiamate in Italia e iniziando una lunga e fortunata stagione di interesse da parte dei collezionisti, ancor oggi assai vivo.

 

Un’eredità viva

Le cabine hanno rappresentato un luogo di connessione e di memoria collettiva. Oggi, attraverso iniziative culturali e nuove installazioni digitali, continuano a raccontare come la tecnologia abbia trasformato la vita quotidiana degli italiani.

 

Per scoprire nel dettaglio i diversi modelli di cabine telefoniche e i telefoni che hanno accompagnato la loro storia, esplora le gallerie fotografiche in fondo alla pagina!